" I DISCORSI PIU' VERI SONO QUELLI CHE FACCIAMO PER CASO, TRA SCONOSCIUTI."

Cesare Pavese Dialoghi con Leucó

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LA PROSIVENDOLA



Daniel Pennac



Feltrinelli 1995 
pag. 299








"Il peggio, nel peggio, è l'attesa del peggio. Il peggio, nei matrimoni, è la carovana di clacson che annuncia  al mondo intero la prossima inaugurazione della sposa. Mi auguravo che si potesse scampare almeno a questo, ma pare che avremmo privato i bambini di un grande piacere. Visto che il carcere di Champrond è a sessanta chilometri da Parigi, ci siamo dovuti sciroppare sessanta chilometri di clacsonate. Un automobilista che ci avesse incrociato e guardato con un po' di attenzione avrebbe forse trovato buffo che un corteo nuziale così rumoroso scarrozzasse nelle auto infiocchettate  una simile collezione di facce da funerale. Fatta eccezione per l'ultima macchina, dove hanno preso posto gli sbarbatelli (Jérémy, il Piccolo, Nourdine e Leila, paggetti e damigella d'onore), guidata da Théo, un amico fidatissimo che ho conosciuto all'epoca in cui facevo il Capro Espiatorio al Grande Magazzino, in rue du Temple. Quando gli ho chiesto se non gli scocciava venire, Théo ha risposto: "Adoro i matrimoni, non perdo mai l'occasione di vedere a cosa sono scampato. Quindi, figurati, un matrimonio in galera..."
9788850241651 - Apri gli occhi
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APRI GLI OCCHI


Matteo Righetto



Tea 2015 
pag. 158








" Ti fermerai e ti guarderai intorno. A pochi passi dai tuoi scarponi vedrai un enorme cumulo di aghi di pino secchi, percorsi freneticamente da migliaia di formiche rosse. Le ammirerai affascinato mentre lei sorseggerà l'acqua dalla sua borraccia e riprenderà lentamente fiato.
"Siamo giusti?" ti chiederà poi facendo cenno alla direzione.
Continuando a guardare il formicaio le dirai:
"Non ti ricordi più?"
"Non molto, no".
"Siamo già saliti un bel po', a breve dovremmo arrivare al Mitterleger."
Lei annuirà come se quella parola le avesse fatto tornare alla mente tutto, un piccolo tassello in grado di ricomporre una parte della sua memoria.
Tu la guarderai ansimare leggermente e le sorriderai con un'espressione onesta, sincera, perché questo è l'effetto che da sempre ha su di te la montagna. Per un istante la vedrai diversa, come se non fossero poi passati tutti quegli anni e quei conflitti, come se in fondo per un istante ti rendessi conto che tu sei sempre tu e lei è sempre lei.
Ti verrà voglia di scherzare.
"Che ne dici di una sigaretta?"
Lei prima farà la sua solita smorfia, ma poi finirà per sorridere, perché capirà che lì, in quella foresta, su quella salita, verso quella montagna, sarà tutto diverso dal solito. Dovrà esserlo per forza."

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FAMIGLIA E NUOVI MEDIA


Marco Deriu
Maria Filomia


San Paolo 2015 
pag. 187










"...i social network rappresentano un ambiente ambiguo e, per certi aspetti,  paradossale, in quanto costituito contemporaneamente da legami reali e da legami virtuali. I tre principali paradossi che caratterizzano le relazione tramite i social sono i seguenti: a) se da un lato essi possono essere usati per modificare la propria identità sociale (impression management) è altresì  vero che anche l'intervento esterno può facilmente modificare il modo in cui l'identità del soggetto è percepita dagli altri utenti (reputation management); b) se la propria identità sociale (personal branding) può essere direttamente determinata dall'utente, è anche vero che altri possono ricostruire l'identità reale del soggetto seguendo le tracce lasciate dalle sue identità virtuali; c) se i social permettono all'utente  di gestire i suoi contatti con poco sforzo allargando la sua rete sociale senza distinguere fra legami forti (amicizie vere) e legami deboli (semplici conoscenze), al contempo possono provocare il progressivo venir  meno della percezione della differenza tra gli uni e gli altri. La natura ibrida dei social network consente agli utenti di vivere in uno spazio sociale particolare, una sorta di "interrealtà" che incrocia  i legami reali con quelli virtuali. Questa natura ibrida porta i social ad avere una doppia faccia, positiva e negativa: la prima  può creare nuove opportunità d'incontro, la seconda può generare nuovi problemi nella gestione della propria identità e della propria privacy..."
Spezzare il pane

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SPEZZARE IL PANE
Gesù a tavola e la sapienza del vivere

Enzo Bianchi
Einaudi pag. 110
















"Oggi è urgente che gli umani riscoprano la communitas la quale, sola, può aiutare i tentativi di equa redistribuzione delle ricchezze del pianeta; è urgente che ritrovino l'idea di bene comune, per la felicità della convivenza; è urgente che si esercitino alla convivialità, per ritrovare i legami sociali, la possibilità di instaurare una fiducia reciproca che si traduce in responsabilità l'uno verso l'altro, a partire dalla convivialità, dalla condivisione del cibo. Condivisione del cibo non significa solo l'atto finale dello spezzare il pane insieme, bensì anche il rispetto del lavoro del produttore di alimenti, il riconoscimento del lavoro dei contadini, la sostenibilità sociale ed ecologica, l'instaurazione di un mercato equo e solidale e, all'inizio dei processi, l'affermazione della proprietà comune dei semi e la destinazione della terra a quanti lavorano. Il cibo, dunque, è tale quando è condiviso, altrimenti è veleno per chi se lo accaparra e morte per chi non ce l'ha. Il mondo, purtroppo, sembra diviso tra chi non ha fame perché ha troppo cibo e chi ha fame perché non ne ha. In virtù di questa perversa situazione, molti sono esclusi dalla società in cui vivono e diventano ben più che sfruttati: diventano avanzi, scarti, rifiuti... Il paradosso dell'abbondanza in cui credevamo di vivere, con la crisi economica di questi ultimi anni ha mostrato che la miseria può essere tra di noi e colpire qui, nelle nostre terre, uomini e donne che vivono tra la penuria e la fame, faticando ad avere ciò che è necessario per vivere e dovendo così ricorrere all'aiuto di istituzioni caritative. Ripeto, qui in mezzo a noi!"

 

STORIA DELL'OLOCAUSTO
Klaus P. Fischer
Newton & Compton Editori pag. 527





"Lo sterminio degli Ebrei d'Europa rimane il peggior crimine commesso dai nazisti. Rifiutando il termine antisemitismo, che considera un eufemismo impreciso del tardo XIX secolo, e adottando quello di giudeofobia, che a suo  parere costituisce una descrizione più corretta di una distorsione paranoide della realtà, Fischer ricostruisce in queste pagine la storia lacerata dei rapporti ebraico-tedeschi per oltre un millennio, dall'emigrazione e dalla ghettizzazione nel Medioevo all'Illuminismo e all'emancipazione nel XVIII secolo, ai vari pregiudizi antiebraici nel Secondo Reich, fino alla nascita di una giudeofobia tedesca sia essenzialmente di quattro tipi: cristiana o comunque religiosa, socialmente discriminatoria, nazionalistica o xenofobica e, infine, biologico-razziale. Lo scopo del suo libro è quello di spiegare come e perché un pregiudizio religioso si sia poi trasformato in una discriminazione sociale e politica, per scatenare infine lo sterminio."

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LA BAMBINA CHE AVEVA MANGIATO UNA NUVOLA GRANDE COME LA TOUR EIFFEL

Romain Puèrtolas
Einaudi 2015 pag. 205














"Quindi cercava di resistere per smentire i dottori. Per smentire la malattia. Anche se le sue braccia erano ancora fragili come i giovani virgulti di un albero, il suo spirito era composto da una lega di metalli indistruttibili. Perché lo spirito è molto più forte del corpo. Sempre. E anche il buonumore. Un sorriso, una risata spaccano tutto, intorno a se', come un grosso bulldozer, spaccano la malattia, polverizzano la tristezza. Quando la vita ci porta via con una violenta sforbiciata il volto e il cuore, quando perdiamo tutto ciò che fa di noi degli esseri umani, quando perdiamo gli occhi o le orecchie o i polmoni, quando ridiventiamo neonati e non riusciamo più a lavarci da soli, quando la vecchiaia ci spezza le ossa, quando le lacrime ci bruciano gli occhi ma la testa ce l'abbiamo ancora,  ci fa bene ridere, sorridere e combattere. Una risata è la cosa peggiore che possa capitare alla malattia. Riderle in faccia. Non perdere mai la speranza. Non arrendersi mai. Perché l'avventura non è finita." 





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LA BICI FELICE Pedalare fa star bene                                                               

AA.vv.

Ediciclo 2015 pag. 107









"Come tutte le mattine, mi sono alzato presto, ho fatto colazione mentre tutti ancora dormivano, e poi ho preso la bici per andare al lavoro. 
Quattro chilometri ad andare e cinque per tornare. Si perché al ritorno, verso sera, passo dal mio amico Mario, un vecchio ferroviere con la passione per i trenini e le bici d'epoca. Ne possiede alcune eccezionali, vecchie ma tutte funzionanti, come le sue bellissime piccole locomotive che si costruisce da solo.
Infilando la chiave nella porta dello studio al primo piano del condominio dove da ormai otto anni ho trasferito tutte le mie cose di lavoro, mi sono ricordato che avevo promesso a Tiziana, mia moglie, che avrei rovistato tra le cose di mia mamma per cercare il vecchio ferro da stiro perché il nostro si era rotto.
In garage non ci dovevo tenere la macchina, visto che al lavoro ci andavo in bicicletta. Mi piaceva girare in "slow bike", come dice il mio amico Silvano, per assaporare tutto quello di cui per tanti anni non mi ero mai accorto: la normalità. La normalità delle vie, la normalità delle case, la normalità della gente che ti saluta.
Non serve fare il giro del mondo in solitario in barca per essere eccezionali e fare delle cose prodigiose. Prodigioso è uscire tutte le mattine in bici e riuscire ad arrivare indenni sul posto di lavoro senza essere "arrotati"..." 
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SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO

Antonio Manzini
Sellerio 2015 pag. 115












"Doveva andare a Milano. Immediatamente. Quando cinque ore dopo arrivò davanti alla casa editrice, la sede della Gozzi non c'era più. La strada, il civico erano gli stessi, ma il palazzo familiare di fine '800 che ogni volta lo accoglieva e gli ricordava che il suo editore ci sarebbe sempre stato, solido come un faro pronto ad affrontare le offese del tempo e gli sconquassi delle crisi, quel palazzo non c'era più. In meno di una settimana era stato fagocitato da un cappuccio di cristallo scuro. Ed era sparito pure il tabaccaio all'angolo, e il garage. Sotto un'enorme antenna metallica campeggiava la parola "Sigma" in argento. Entrò e si trovò in una hall silenziosa. Sparite le fotografie in bianco e nero di Pavese, Vittorini, Bassani, Moravia e Parise. Al loro posto una serie di serigrafie astratte su specchio e una scritta al neon con il logo della nuova casa editrice. Al centro un enorme tavolo tondo dietro al quale tre ragazze, una nera, una bianca e un'asiatica, parlavano al telefono. La caucasica sollevò lo sguardo su Giorgio.
"Buongiorno, dica..."
"Devo parlare con Osvaldo Recco, il responsabile della narrativa italiana..."
"Lei chi è?" fece la ragazza.
Lei chi è?
Mai quella domanda era risuonata in quel palazzo. Tutti sapevano chi fosse Giorgio Volpe. Strega, Campiello, Viareggio, Chiara, i premi li aveva vinti tutti! Addirittura si vociferava di una sua probabile candidatura a Stoccolma! E invece adesso quella ragazzina in tailleur blu con fazzoletto nero intorno al collo e il nome sul cartellino sopra il seno, gli aveva appena chiesto il suo nome.
A Giorgio Volpe!"
      

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Il LIBRO DELL'IGNORANZA


John Lloyd & John Mitchinson
Einaudi 2007 pag. 226

(usato) 














Il catalogo più completo di tutti gli errori, i fraintendimenti, le cantonate che abbiamo sempre scambiato per pura verità.
Storia, geografia, scienza, cultura generale: questo libro svelerà tutta la nostra ignoranza.


  • Qual è la costruzione umana che si vede dallo spazio? La grande muraglia cinese? Sbagliato.


  • Che cosa contiene la gobba dei cammelli? Acqua? Figuriamoci


  • Chi infila la testa sotto la sabbia? Gli struzzi? No di certo.


  • Di dove sono i cappelli detti Panama? Sicuramente non di lì.

Questo libro è un distillato dei tentavi di molti individui di capire il mondo che li circonda, ma è in debito soprattutto con la squadra di ricerca del QI (Quite Interesting, Quantomai Interessante) un gruppo di persona ad alto tasso di curiosità, bassa soglia di noia e una certa arte nel porre domande difficili.



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 PICCOLA PIUMA


Eran Kroband
Corbaccio 2002 pag. 214 

(usato)                                                  














Siamo alla fine del XIX secolo, un gruppo di pionieri scozzesi arranca nella neve delle montagne del Colorado quando, all'improvviso, vengono attaccati dagli indiani. Cercando di sfuggire alla morte certa che li attende, si inoltrano in una stretta valle inseguiti dai loro assalitori. Il rumore dei cavalli però, unito a quello degli spari, provoca un'immensa valanga di neve e rocce che chiude completamente l'ingresso della valle.
Tagliati fuori dal mondo, senza vie di fuga, gli indiani e gli scozzesi devono scegliere se uccidersi a vicenda o trovare un modo di convivere. Ha così origine una piccola comunità, un porto di pace e di saggezza di nome Loneliville...


"La ragione per cui siamo testimoni di un numero minore di miracoli in questi nostri meravigliosi tempi moderni non è perché ne accadono di meno. Al contrario, i miracoli succedono ora come sempre. Ci saltano addosso, ci danzano intorno, battono le mani sonoramente vicino alle nostre orecchie, ci chiamano, ci sorridono e ci fanno le boccacce come clown coloratissimi. Ma noi non li vediamo. Preferiamo numeri, equazioni, formule, preferiamo il mondo in bianco e nero dell'aritmetica a quello policromo, gioioso dell'immaginazione e dei miracoli. 
E' lo stesso mondo, diverso solo in apparenza.
Come siamo diventati noiosi!"

(Eran Kroband)





                                             













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MISTICA MAËVA E IL BALCONE DEI SEGRETI


Laura Walter
Rizzoli 2015 pag. 296                                                   












Mistica Maëva sta crescendo e l'estate che segna la fine delle scuole medie è anche quella del suo primo cuore infranto. Così, per sfuggire a tutto e tutti, Mistica Maëva parte per Verona, destinazione la casa di Giulietta, luogo del suo primo bacio. Ma  una volta lì, scopre che non è la sola a soffrire per amore e che la Storia è piena di innamorati infelici e di amori contrastati, a cominciare proprio dai celebri Giulietta e Romeo, che chiedono solo di essere liberati dal triste destino che da sempre li incatena. Tra enigmi da risolvere, minacciose presenze e personaggi storici e leggendari, riusciranno Maëva e gli amici di sempre a sconfiggere l'oscuro nemico e a far trionfare l'amore?


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MISTERI E STORIE INSOLITE DI PADOVA

Paola Tellaroli
Newton&Compton 2015 pag. 250











Padova è una città che non molti conoscono, ma che cela tesori amati e dati nei secoli da scrittori e poeti. L'autrice, con la curiosità e l'amore per questa città che la contraddistinguono, ci propone un tour tra i suoi misteri, miti, fantasmi e leggende. Ci sono aspetti segreti, nascosti e meno indagati nella storia di Padova? Certo! Non mancano castelli animati dalla presenza di fantasmi, trafugamenti di ossa di illustri personaggi, tombe misteriose. E poi c'è la Padova esoterica, quella piena di simboli e immagini che, se letti in modo appropriato, ci faranno scoprire elementi nuovi elementi nuovi presenti sulle statue, le chiese e gli edifici più importanti della città. Si tratta di segreti sotto gli occhi di tutti i passanti, che tra queste pagine troveranno però, finalmente la chiave di lettura per svelarli.







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PICCOLI MAESTRI

Luigi Meneghello                                     
Oscar Mondadori 1986 pag. 268 

(usato)










"Un giorno vedemmo una lunga fila di soldati che marciava in costa e puntava sul campo. Ci fu tra noi un breve sbigottimento, come quando guidando di notte si vede un ponte o un tunnel dove si sa che non c'è, e si pensa "dev'essere così che avvengono gli incidenti"; ma poi osservammo che non avevano armi neanche loro. Erano preceduti da un bambino di nove o dieci anni; noi li aspettavamo in ordine sparso, con le mani in tasca. Quando furono arrivati il bambino disse:"Sémo inglesi". A noi venne da ridere, e anche questi soldati si misero a ridere vedendo ridere noi; poi facemmo conoscenza. Erano dell'ottava armata, ex-prigionieri scappati all'armistizio, avevano vissuto nelle case dei contadini della zona; ne parlavano con schietta ammirazione.
Stabilito che volevano arruolarsi, io li feci radunare in cerchio e dissi: "Do you want  to be soldiers or cooks?" 
Sillabavo queste parole con molta serietà, e con l'orgoglio di mostrare quanto eravamo democratici e rispettosi della volontà individuale delle reclute..."

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DAL NO AL SI' SENZA URLA E MINACCE 
Consigli pratici per farsi ubbidire

Jerry Wyckoff Barbara C. Unell
Red!  2008 pag. 137












Molti genitori sembrano considerare cosa naturale che i propri figli obbediscano senza ribattere a ogni loro richiesta e in ogni circostanza. E quando manca questa risposta immediata, essi ricorrono ai rimproveri, ai ricatti affettivi, alle minacce di punizioni e ad altre forme coercitive.
Questo libro descrive gli errori che i genitori compiono e ne illustra le ricadute negative, indicando invece tutte le strategie positive incentrate sulla collaborazione, la fiducia e il rispetto reciproci. In particolare, indica le principali domande da porsi prima di reagire al "no" del proprio figlio.

  • Come mi sentirei se fossi al suo posto?
  • Che cosa è realmente capace di fare mio figlio? No sto forse pretendendo troppo da lui?
  • Ho insegnato a mio figlio a fare ciò che gli sto chiedendo?
  • Metto in pratica io per primo ciò che pretendo da lui?
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MANUALE DEL GUERRIERO DELLA LUCE


Paulo Coelho

Bompiani  2012 pag. 156

(usato)










"Per il guerriero della luce non esiste niente di astratto. 
Tutto è concreto, e tutto lo riguarda. Egli non se ne sta seduto al riparo della sua tenda, osservando ciò che accade nel mondo; accetta la sfida come un'occasione che gli si presenta per trasformare se stesso. Alcuni suoi compagni passano la vita criticando la mancanza di scelte, o commentando le decisioni altrui. Il guerriero, però, trasforma il proprio pensiero in azione. 
A volte fallisce l'obiettivo, e paga, senza lagnarsi, il prezzo dell'errore. Altre volte si allontana dal cammino, e perde molto tempo per ritrovare la meta originaria.
Ma un guerriero non si distrae."


"Il guerriero della luce, senza volerlo, fa un passo falso e sprofonda nell'abisso.
I fantasmi lo spaventano, la solitudine lo tormenta. Siccome ha ricercato il Buon Combattimento, non pensava che gli sarebbe mai potuto accadere; invece è accaduto. Avvolto dall'oscurità, si mette in comunicazione con il suo maestro.
"Maestro sono caduto nell'abisso," dice. "Le acque sono profonde e scure."
"Ricordati di una cosa," risponde il maestro. "Ciò che fa annegare non è l'immersione, ma il fatto di rimanere sott'acqua."
E il guerriero si adopera con tutte le forze per uscire dalla situazione in cui si trova."
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TUTTA COLPA DI UN LIBRO

Shelly King 

Garzanti  2015 pag. 244












"I libri di Star Wars erano popolarissimi tra la clientela della Dragonfly, quindi sarebbe venuto da pensare che Jason li mettesse davanti, in bella vista. Invece li aveva ficcati nella fila inferiore dell'angolo più remoto della sezione, lontano dallo sguardo casuale di un cliente che voleva solo curiosare. Se qualcuno gli chiedeva dove fossero, Jason si avviava lentamente verso gli scaffali mentre rivolgeva domande tipo: "Cosa significa la sigla TIE in "caccia stellare TIE"?" Oppure: "Qual era lo scopo della Città delle nuvole?". Chi rispondeva  correttamente veniva accompagnato subito da Jason al suo tesoro e otteneva uno sconto. Chi rispondeva in modo sbagliato era sommariamente inviato nella giusta direzione e quando si perdeva le sue grida di aiuto venivano ignorate. E poi c'era Grendel, il cui posto preferito per sonnecchiare era da qualche parte in quella zona, quindi i malcapitati dovevano guardarsi anche dal rischio di perdere un arto. Ma io avevo un vantaggio mentre mi dirigevo verso i libri di Star Wars. Sapevo esattamente dove si trovava Grendel, addormentato in un cantuccio che Jason aveva ricavato per lui nella quarta fila, circa ad altezza spalle, appena sotto la serie di Conan il barbaro. Con la coda dell'occhio - non era mai una buona idea incrociare lo sguardo diretto di Grendel a meno che si avesse a portata di manu una sacca del proprio sangue - lo vidi raggomitolato e all'erta. Indossavo un paio di guanti da sci e, appena lui fece per darmi una zampata, lo afferrai. Ci fu un gran miagolare mentre correvo verso il retro del negozio e lo lanciavo fuori dalla porta di servizio, vicino ai bidoni della spazzatura."
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LA VITA PRODIGIOSA DI ISIDORO SIFFLOTIN

Enrico Ianniello
Feltrinelli 2015 pag. 272










Sulla caviglia dello stivale Italia, là dove sta l'osso pezzillo, nasce il nostro eroe, Isidoro Sifflotin. Nella casetta di Mattinella, che sta su da trecento anni e "non crollerà mai", il prodigioso guagliunciello Isidoro affina una dote miracolosa, ricevuta non si sa come da Quirino - il padre strabico, poetico e comunista - e da Stella, la mamma pastaia. Qual è questa dote? La più semplice: Isidoro sa fischiare, e fischia in modo prodigioso. Con il suo inseparabile merlo indiano Alì dagli sbaffi gialli, e l'aiuto di una combriccola stralunata, crea una lingua nuova, con tanto di Fischiabolario, e un messaggio rivoluzionario comincia magicamente a diffondersi. Proprio quando il progetto di un'umanità felice e libera dal bisogno sta per prendere forma, succede qualcosa che mette sottosopra l'esistenza di Isidoro. "Tutto quello che cresce si separa": con addosso questo insegnamento di mamma Stella, Isidoro, ormai ragazzo, scopre Napoli e si imbatte, senza neanche rendersene davvero conto, in un altro linguaggio prodigioso e muto: quello dell'amore.
"Chi non ha sofferto, canticchia. Chi  ha sofferto, canta!"


VINCITORE   PREMIO CAMPIELLO OPERA PRIMA 2015

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LA MAPPA


Vittorio Giacopini
Il Saggiatore 2015 pag. 336








Monti, laghi, colline, forre, fortilizi e contrafforti, borghi, strade, slarghi; vedere tutto, come se si fosse per aria, e tutto rappresentare in una mappa, con dettagli minuti, badando a distanze, rilievi, proporzioni: squadrare il mondo, illuminarlo, dargli ordine. E' questo l'obiettivo di Serge Victor, ingegnere-cartografo al seguito di Napoleone durante la Campagna d'Italia. Figlio esemplare dei Lumi, nemico di fole balzane e superstizioni, adepto dell'"Encyclopédie" di Diderot e d'Alambert -alle cui parole si aggrappa con una devozione non lontana dal fideismo che la Rivoluzione si era incaricata di smantellare -, Serge Victor riceve l'ordine dal Generale in persona di riprodurre i corsi e i ricorsi della Campagna, di fermare su carte e nel tempo i nuovi confini d'Italia, che il demiurgo Napoleone, N., l'Imperatore, va ridisegnando e riplasmando, sempre più a suo piacimento. Così, mentre il còrso conquista la penisola e, non pago, invade l'Egitto, Serge lavora alla sua magnum opus, in compagnia di uno scalcinato poeta tutto sdegno e fervore e dell'ammaliatrice Zoraide, la sua Maga, che della ragione rappresenta il doppio, il sonno, e prefigura l'assedio portato ai Lumi dalle sotterranee pulsione che, nella Storia come nell'animo dell'uomo, non conoscono sapore.


FINALISTA  PREMIO CAMPIELLO 2015

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SENTI LE RANE

Paolo Colagrande

Nottetempo 2015 pag, 336












Al tavolino di un bar, Gerasim racconta a Sogliani la storia di un terzo amico seduto poco più in là, ed è una storia molta avventurosa. Ebreo convertito al cattolicesimo per chiamata divina, Zuckermann prende i voti e diventa "il prete bello" di Zobolo Santaurelio Riviera, località balneare di "fascia bassa": agli occhi dei fedeli passa per un santo, illuminato, alacre e innocente. Ma un pomeriggio di fine estate, mentre intorno al suo nome diventano sempre più insistenti le voci di miracoli, a Zuckermann si offre la visione della Romana, la figlia diciassettenne di due devoti parrocchiani. Da lì in poi, fra pallidi tentativi di espiazione, passioni e gelosie, cui fanno da contrappunto le vaneggianti digressioni di Gerasim e Sogliani, dall'Uomo vitruviano agli etologi fiamminghi, dagli asceti di Costantinopoli all'Ikea, da Rossella O'Hara all'olio di nespolo babilonese, lentamente si consuma una tragedia sentimentale che travolge l'intera comunità...


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CADE LA TERRA

Carmen Pellegrino

Giunti 2015 pag, 224










Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l'oblio, e che non vede l'ora di scomparire. Il paesaggio d'intorno frana, ma soprattutto, franano le anime dei fantasmi corporali che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento, realizzando la più difficile delle utopie: far coincidere la follia con la morale.
Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impastate con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di un paese di "nati morti" che si tormenta  nella sua più greve contraddizione: voler essere strappato alla terra pur essendone il frutto. 
Cade la terra è un romanzo che acceca con la sua limpida luce gli occhi assonnati dei morti: sembra la luce del tribunale della storia, ma è soltanto il pietoso tentativo di curare le ferite di un mondo di "vinti", anime solitarie a cui non si riesce dire addio perché la letteratura, per Carmen Pellegrino, coincide con la loro stessa lingua nutrita di "cibi grossolani". Seppellirli per sempre significherebbe rimanere muti.
Ma c'e' orgoglio e dignità in queste voci, soprattutto femminili. Tornano in mente  le migliori pagine di Mario La Cava, Corrado Alvaro e Silvio D'Arzo: prose appenniniche petrose ed evocative, come di pianto ricacciato in gola, la presa d'atto dell'impossibilità d'ogni epica.
Cade la terra è tassello romanzesco importante della grande letteratura meridionale novecentesca. Che venga pubblicato ora, in altro secolo, è solo la dimostrazione che gli orologi non sempre indicano l'ora esatta. 
(Andrea Di Consoli)


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