" I DISCORSI PIU' VERI SONO QUELLI CHE FACCIAMO PER CASO, TRA SCONOSCIUTI."

Cesare Pavese Dialoghi con Leucó

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COME FERMARE IL TEMPO

Matt Haig

E/O 2018

Prezzo € 18,00 pag. 368

Ean: 9788833570006








Da più di un anno ai vertici delle classifiche dei bestseller in Gran Bretagna con oltre 350.000 copie vendute, Come fermare il tempo è un romanzo che commuove, fa ridere e pensare. Un trionfo d’immaginazione.

«Matt Haig ha un’empatia per la condizione umana, le sue luci e le sue ombre, e usa tutti i colori della sua tavolozza per costruire le sue storie eccellenti».
Neil Gaiman

Pensate a un uomo che dimostra quarant’anni, ma che in realtà ne ha più di quattrocento. Un uomo che insegna storia nella Londra dei giorni nostri, ma che in realtà ha già vissuto decine di vite in luoghi e tempi diversi. Tom ha una sindrome rara per cui invecchia molto lentamente. Ciò potrebbe sembrare una fortuna… ma è una maledizione. Cosa succederebbe infatti se le persone che amate invecchiassero normalmente mentre voi rimanete sempre gli stessi? Sareste costretti a perdere i vostri affetti, a nascondervi e cambiare continuamente identità per cercare il vostro posto nel mondo e sfuggire ai pericoli che la vostra condizione comporta. Così Tom, portandosi dietro questo oscuro segreto, attraversa i secoli dall’Inghilterra elisabettiana alla Parigi dell’età del jazz, da New York ai mari del Sud, vivendo tante vite ma sognandone una normale. Oggi Tom ha una buona copertura: insegna ai ragazzi di una scuola, raccontando di guerre e cacce alle streghe e fingendo di non averle vissute in prima persona. Tom deve a ogni costo difendere l’equilibrio che si è faticosamente costruito. E sa che c’è una cosa che non deve assolutamente fare: innamorarsi.

Come fermare il tempo è una storia folle e dolceamara su come perdere e poi ritrovare se stessi, sull’inevitabilità del cambiamento e sul lungo tempo necessario per imparare a vivere. Una storia bellissima in cui riconoscersi, per piangere su tutto ciò che perdiamo e per rallegrarci delle meraviglie della vita.




9788850241651 - Apri gli occhi
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APRI GLI OCCHI


Matteo Righetto



Tea 2015 
pag. 158








" Ti fermerai e ti guarderai intorno. A pochi passi dai tuoi scarponi vedrai un enorme cumulo di aghi di pino secchi, percorsi freneticamente da migliaia di formiche rosse. Le ammirerai affascinato mentre lei sorseggerà l'acqua dalla sua borraccia e riprenderà lentamente fiato.
"Siamo giusti?" ti chiederà poi facendo cenno alla direzione.
Continuando a guardare il formicaio le dirai:
"Non ti ricordi più?"
"Non molto, no".
"Siamo già saliti un bel po', a breve dovremmo arrivare al Mitterleger."
Lei annuirà come se quella parola le avesse fatto tornare alla mente tutto, un piccolo tassello in grado di ricomporre una parte della sua memoria.
Tu la guarderai ansimare leggermente e le sorriderai con un'espressione onesta, sincera, perché questo è l'effetto che da sempre ha su di te la montagna. Per un istante la vedrai diversa, come se non fossero poi passati tutti quegli anni e quei conflitti, come se in fondo per un istante ti rendessi conto che tu sei sempre tu e lei è sempre lei.
Ti verrà voglia di scherzare.
"Che ne dici di una sigaretta?"
Lei prima farà la sua solita smorfia, ma poi finirà per sorridere, perché capirà che lì, in quella foresta, su quella salita, verso quella montagna, sarà tutto diverso dal solito. Dovrà esserlo per forza."

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 PICCOLA PIUMA


Eran Kroband
Corbaccio 2002 pag. 214 

(usato)                                                  














Siamo alla fine del XIX secolo, un gruppo di pionieri scozzesi arranca nella neve delle montagne del Colorado quando, all'improvviso, vengono attaccati dagli indiani. Cercando di sfuggire alla morte certa che li attende, si inoltrano in una stretta valle inseguiti dai loro assalitori. Il rumore dei cavalli però, unito a quello degli spari, provoca un'immensa valanga di neve e rocce che chiude completamente l'ingresso della valle.
Tagliati fuori dal mondo, senza vie di fuga, gli indiani e gli scozzesi devono scegliere se uccidersi a vicenda o trovare un modo di convivere. Ha così origine una piccola comunità, un porto di pace e di saggezza di nome Loneliville...


"La ragione per cui siamo testimoni di un numero minore di miracoli in questi nostri meravigliosi tempi moderni non è perché ne accadono di meno. Al contrario, i miracoli succedono ora come sempre. Ci saltano addosso, ci danzano intorno, battono le mani sonoramente vicino alle nostre orecchie, ci chiamano, ci sorridono e ci fanno le boccacce come clown coloratissimi. Ma noi non li vediamo. Preferiamo numeri, equazioni, formule, preferiamo il mondo in bianco e nero dell'aritmetica a quello policromo, gioioso dell'immaginazione e dei miracoli. 
E' lo stesso mondo, diverso solo in apparenza.
Come siamo diventati noiosi!"

(Eran Kroband)





                                             













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TUTTA COLPA DI UN LIBRO

Shelly King 

Garzanti  2015 pag. 244












"I libri di Star Wars erano popolarissimi tra la clientela della Dragonfly, quindi sarebbe venuto da pensare che Jason li mettesse davanti, in bella vista. Invece li aveva ficcati nella fila inferiore dell'angolo più remoto della sezione, lontano dallo sguardo casuale di un cliente che voleva solo curiosare. Se qualcuno gli chiedeva dove fossero, Jason si avviava lentamente verso gli scaffali mentre rivolgeva domande tipo: "Cosa significa la sigla TIE in "caccia stellare TIE"?" Oppure: "Qual era lo scopo della Città delle nuvole?". Chi rispondeva  correttamente veniva accompagnato subito da Jason al suo tesoro e otteneva uno sconto. Chi rispondeva in modo sbagliato era sommariamente inviato nella giusta direzione e quando si perdeva le sue grida di aiuto venivano ignorate. E poi c'era Grendel, il cui posto preferito per sonnecchiare era da qualche parte in quella zona, quindi i malcapitati dovevano guardarsi anche dal rischio di perdere un arto. Ma io avevo un vantaggio mentre mi dirigevo verso i libri di Star Wars. Sapevo esattamente dove si trovava Grendel, addormentato in un cantuccio che Jason aveva ricavato per lui nella quarta fila, circa ad altezza spalle, appena sotto la serie di Conan il barbaro. Con la coda dell'occhio - non era mai una buona idea incrociare lo sguardo diretto di Grendel a meno che si avesse a portata di manu una sacca del proprio sangue - lo vidi raggomitolato e all'erta. Indossavo un paio di guanti da sci e, appena lui fece per darmi una zampata, lo afferrai. Ci fu un gran miagolare mentre correvo verso il retro del negozio e lo lanciavo fuori dalla porta di servizio, vicino ai bidoni della spazzatura."
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SENTI LE RANE

Paolo Colagrande

Nottetempo 2015 pag, 336












Al tavolino di un bar, Gerasim racconta a Sogliani la storia di un terzo amico seduto poco più in là, ed è una storia molta avventurosa. Ebreo convertito al cattolicesimo per chiamata divina, Zuckermann prende i voti e diventa "il prete bello" di Zobolo Santaurelio Riviera, località balneare di "fascia bassa": agli occhi dei fedeli passa per un santo, illuminato, alacre e innocente. Ma un pomeriggio di fine estate, mentre intorno al suo nome diventano sempre più insistenti le voci di miracoli, a Zuckermann si offre la visione della Romana, la figlia diciassettenne di due devoti parrocchiani. Da lì in poi, fra pallidi tentativi di espiazione, passioni e gelosie, cui fanno da contrappunto le vaneggianti digressioni di Gerasim e Sogliani, dall'Uomo vitruviano agli etologi fiamminghi, dagli asceti di Costantinopoli all'Ikea, da Rossella O'Hara all'olio di nespolo babilonese, lentamente si consuma una tragedia sentimentale che travolge l'intera comunità...


FINALISTA  PREMIO CAMPIELLO 2015
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CADE LA TERRA

Carmen Pellegrino

Giunti 2015 pag, 224










Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l'oblio, e che non vede l'ora di scomparire. Il paesaggio d'intorno frana, ma soprattutto, franano le anime dei fantasmi corporali che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento, realizzando la più difficile delle utopie: far coincidere la follia con la morale.
Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impastate con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di un paese di "nati morti" che si tormenta  nella sua più greve contraddizione: voler essere strappato alla terra pur essendone il frutto. 
Cade la terra è un romanzo che acceca con la sua limpida luce gli occhi assonnati dei morti: sembra la luce del tribunale della storia, ma è soltanto il pietoso tentativo di curare le ferite di un mondo di "vinti", anime solitarie a cui non si riesce dire addio perché la letteratura, per Carmen Pellegrino, coincide con la loro stessa lingua nutrita di "cibi grossolani". Seppellirli per sempre significherebbe rimanere muti.
Ma c'e' orgoglio e dignità in queste voci, soprattutto femminili. Tornano in mente  le migliori pagine di Mario La Cava, Corrado Alvaro e Silvio D'Arzo: prose appenniniche petrose ed evocative, come di pianto ricacciato in gola, la presa d'atto dell'impossibilità d'ogni epica.
Cade la terra è tassello romanzesco importante della grande letteratura meridionale novecentesca. Che venga pubblicato ora, in altro secolo, è solo la dimostrazione che gli orologi non sempre indicano l'ora esatta. 
(Andrea Di Consoli)


FINALISTA  PREMIO CAMPIELLO 2015
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IL TEMPO MIGLIORE DELLA NOSTRA VITA

Antonio Scurati

Bompiani 2015 pag. 267











Leone Ginzburg rifiuta di giurare fedeltà al fascismo l'8 gennaio 1934. Pronunciando apertamente il suo "no", imbocca la strada difficile che lo condurrà a diventare un eroe della Resistenza. Un combattente mite, integerrimo e irriducibile che non imbraccerà mai le armi. Mentre l'Europa è travolta dalla marcia trionfale dei fascismi, questo giovane intellettuale formidabile prende posizione contro il mondo servile che lo circonda e la follia del secolo. Fonderà la casa editrice Einaudi, organizzerà la dissidenza e creerà la sua amata famiglia a dispetto di ogni persecuzione. Questa è la sua storia vera dal giorno della sua cacciata dall'università fino a quello in cui è ucciso in carcere. Nel racconto rigoroso e appassionato con il quale Scurati le rievoca, accanto a quella di Leone e Natalia Ginzburg, scorrono però anche le vite di Antonio e Peppino, Ida e Angela, i nonni dell'autore, persone comuni nate negli stessi anni e vissute sotto la dittatura e le bombe della Seconda guerre mondiale. Dai sobborghi rurali di Milano convertiti all'industria ai vicoli miserabili del "corpo di Napoli", di fronte ai fucili spianati, le esistenze umili di operai e contadini, artisti mancati e madri coraggiose entrano in risonanza con le vite degli uomini illustri. Accostando i singoli ai grandi eventi, attraverso documenti, fotografie e lettere, ricordi famigliari e memoria collettiva, Antonio Scurati resuscita il nostro passato; è un racconto avvincente e insieme commovente in cui si stagliano figure esemplari con il loro lascito inestimabile e quelle di persone comuni, fino a scoprirne la profonda comunanza: le nascite e le morti, i libri e i figli, le case abitate o evacuate, la vita privata che per tutti si attiene a una medesima trama elementare, in cui risuonano fatti memorabili e trascurabili e in cui la "grande storia" incontra le storie di noi tutti.

FINALISTA  PREMIO CAMPIELLO 2015

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L'ULTIMO ARRIVATO

Marco Balzano

Sellerio 2014 pag. 205








"Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne pronti all'esperienza e alla vita, ma anche bambini a volte più piccoli di dieci anni che mai si erano allontanati da casa. Il fenomeno dell'emigrazione infantile coinvolge migliaia di ragazzini che dicevano addio ai genitori, ai fratelli, e si trasferivano spesso per sempre nelle lontane metropoli. Questo romanzo è la storia di uno di loro, di un piccolo emigrante, Ninetto detto pelleossa, che abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Come racconta lui stesso, "non è che un picciriddu piglia e parte in quattro e quattr'otto. Prima mi hanno fatto venire a schifo tutte cose, ho collezionato litigate, digiuni, giornate di nervi impizzati, e solo dopo me ne sono andato via. Era la fine del '59, avevo nove anni e uno a quell'età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi". Ninetto parte e fugge, lascia dietro di se' una madre ridotta al silenzio e un padre che preferisce saperlo lontano ma con almeno un cenno di futuro. Quando arriva a destinazione, davanti agli occhi di un bambino che non capisce più se è "picciriddu" o adulto si spalanca il nuovo mondo, la scoperta della vita e di se'. Ad aiutarlo c'e' poco o nulla, forse solo la memoria di lezioni scolastiche di qualche anno di Elementari. Ninetto si getta in quella città sconosciuta con foga, cammina senza fermarsi, cerca, chiede, ottiene un lavoro. E tutto gli accade come per la prima volta...

VINCITORE PREMIO CAMPIELLO 2015

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LA PELLE DELL'ORSO


Matteo Righetto

Guanda 2013 pag. 153






"I primi raggi di sole iniziarono a filtrare obliqui attraverso i rami degli abeti e si appoggiano tiepidi sul viso del ragazzo. Dalla terra scura e dal muschio verde ai lati del sentiero  iniziarono a sollevarsi veli bianchi di umidità. Il sottobosco colpito dal sole cominciò a respirare e risvegliarsi, stiracchiando gli arbusti e le radici dei rovi. Fringuelli e ciuffolotti, cince e usignoli cantano più forte, rincorrendosi  con voci e richiami sempre più chiari e vividi.
La fragranza del pino mugo che si diffondeva nell'aria fece tornare in mente a Domenico il profumo della pelle chiara di sua mamma, quando da piccolo lo sollevava  e lo stringeva al petto. Il sentiero saliva nel bosco e lui, tenendo lo sguardo a terra fisso sulle punte degli scarponi  che alternavano il passo affaticato, pensava a lei in continuazione. 
La rivedeva mentre rammendava i suoi vestiti sdruciti dopo un ruzzolone o mentre falciava il prato con la pelle arrossata dall'estate e i capelli legati dietro la nuca. Gli mancavano il suo sorriso, le sue dita, le sue guance calde. E ogni mattina, dopo ogni risveglio, gli mancava il latte scaldato da lei. Perché quando era lei a versarlo nella scodella, il calore di quel latte era diverso da tutti gli altri. Era un altro caldo. E nessun latte in nessuna scodella era stato uguale a quello, dopo che lei se n'era andata."
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INSCIALLAH
Oriana Fallaci

Superpocket 1997 pag. 795

(usato)






"Apparteniamo a un'epoca in cui cinema e Tv si sostituiscono alla parola scritta, al racconto scritto, e nel dialogo con il mondo i registi anzi gli attori si sostituiscono agli scrittori. Nessuno infatti, neanch'io, resiste al narcotico richiamo dello schermo, al perpetuo svago offertoci da un sistema di comuicazione che trasforma in pubblico trastullo anche la sacra intimita' del sesso e la inviolabile solennita' della morte. Soggiogati, ipnotizzati dalla moderna Medusa, passiamo ore a guardar le sue immagini e ascoltare i suoi suoni. Di conseguenza leggiamo assai meno, e molti non leggono piu'. Ritengono che si possa vivere senza leggere cioe' senza la parola scritta, il racconto scritto, gli scrittori. Invece no. No, e non tanto perche' lo stesso cinema e la stessa Tv non prescindono dalla parola scritta, dal racconto scritto, dagli scrittori, quanto perche' lo schermo non permette e non permettera' mai di pensare come si pensa leggendo: le sue immagini e i suoi rumori distraggono troppo, impediscono di concentrarsi. Oppure suggeriscono riflessioni troppo superficiali e passeggere. Inoltre si preoccupa troppo di stupire e divertire, lo schermo, diverte e stupisce con mezzi troppo rudimentali e giocattoleschi: se ne frega delle tue meningi."
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2001 ODISSEA NELLO SPAZIO
Arthur C. Clarke e Stanley Kubrick

Euroclub 1977 pag. 252

(usato)







"Un attimo dopo, tutti gli altri rumori furono sommersi da un rombo mugghiante, simile alla voce di un tornado che si avvicina. Bowman senti' i primi fremiti di vento investirgli il corpo; un secondo dopo, gli riusci' difficile restare in piedi.
L'atmosfera si stava avventando fuori dell'astronave, e prorompeva a zampillo nel vuoto dello spazio. Qualcosa doveva essere accaduto ai congegni di sicurezza, a prova di errori maldestri, della camera di equilibrio; in teoria era impossibile che entrambi i portelli si aprissero contemporaneamente. Ebbene, l'impossibile era accaduto.
Ma come, in nome di Dio? Mancava il tempo di risolvere l'interrogativo durante i dieci o quindici secondi di consapevolezza che gli rimanevano prima della riduzione a zero della pressione. Ma a un tratto Bowman ricordo' qualcosa che uno dei progettisti dell'astronave gli aveva detto una volta, parlando dei dispositivi di sicurezza.
"Possiamo progettare un dispositivo sicuro contro gli incendi e la stupidita'; ma non possiamo progettarne uno che sia sicuro contro la malizia deliberata..."
















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NON TI MUOVERE

di  Margaret Mazzantini
Ed. Mondadori 2001  pag. 295

(usato)










''Mi ero fermato lì, su quello spiazzo di asfalto spruzzato di sabbia, oltre un filare di oleandri. Guardavo il cancello accostato e, tra le sue grate, la casa. Il tetto di ardesia e le mura bianchissime, impregnate di fosforescenza nel nitore di quella luce appena nata. Non ero entrato in casa, ero rimasto in macchina a intirizzirmi di umido. C'era stato un salto di tempo, non so quanto lungo, in cui forse mi ero assopito. L'utilitaria di Elsa era parcheggiata sotto la tettoia di canne. Il suo corpo era fermo sul letto, ignaro di me. Spiavo le cose che l'alba svelava, il filo da stenditura vuoto, le nostre biciclette addossate al muro. Ora nel cielo, insieme ai primi bagliori di sole, avanzava un celeste intenso. In quella purezza tutto era estremamente visibile. Se la notte mi aveva protetto, la luce, restituendomi alle cose, mi restituiva a me stesso. Allungai il collo nel piccolo rettangolo di specchio e ritrovai la mia faccia. La barba era cresciuta senza che io me ne accorgessi.


L'OMBRA DEL VENTO
di Carlos Ruiz Zafon
Ed. Mondadori 
2006
pag. 439









"Un portone di legno mezzo marcio immetteva in un cortile dove alcune lampade a gas illuminavano debolmente gronde e angeli i cui lineamenti si disfacevano nella pietra invecchiata. Una scalea conduceva all'ingresso principale, da cui usciva una luce giallognola. Il chiarore che sprigionava da quel rettangolo tingeva di ocra il vapore dei miasmi che uscivano fuori. Da lassù una figura angolosa seguiva i nostri passi con uno sguardo scuro come l'abito che indossava. Fra le mani teneva un secchio di legno da cui si levava un fetore indescrivibile. "AveMariaPurissimaSenzaPeccatoConcepita" recitò Fermin.
"E la cassa?" replicò dall'alto una voce grave e reticente.
"La cassa?" esclamammo all'unisono Fermin e io.
"Non siete delle pompe funebri?" disse la suora con voce stanca.
Mi domandai se fosse un commento sul nostro aspetto o una semplice domanda. Fermin approfittò subito dell'imprevisto.
"La cassa è nel furgone, ma prima vorremmo dare un'occhiata al cliente. Questioni tecniche". 
Ebbi un conato di vomito.
"Di solito viene il signor Collbato' in persona" disse la suora.
"Il signor Collbato' la prega di scusarlo, ma doveva occuparsi di una imbalsamazione assai complicata. Un forzuto del circo."
"Lavorate con il signor Collbato'?"
"Siamo, rispettivamente, il suo braccio destro e sinistro.
Wilfredo Velludo, per servirla, e questo è Sanson Carrasco, mio fido assistente."
"Molto piacere" dissi.
La suora ci guardò distrattamente e annuì.
"Benvenuti al Santa Lucia. Sono suor Hortensia, vi ho fatti chiamare io. Venite."
Seguimmo la suora in religioso silenzio lungo un corridoio dove c'era lo stesso odore dei tunnel del metrò.

CIO' CHE INFERNO NON E'
di D'Avenia Alessandro
Ed. Mondadori
2014
pag. 306








"Così è Palermo: brilla nei quartieri luminosi di ricchi e arricchiti, mentre qualche metro più i là cresce l'inferno destinato a uomini la cui miseria è necessaria alla Mafia per dimostrare che lo Stato  è un participio passato. Don Pino sa perché dicono no, sa chi dice no, ma insiste, come la goccia sulla roccia. Un giorno va lui a presentare la richiesta, un giorno va qualcuno del comitato intercondominiale, un giorno un amico, un giorno... Goccia dopo goccia, la pietra si spacca: - Disse la goccia alla roccia, dammi tempo che ti percio - gli ripeteva sua madre quando voleva insegnargli la pazienza che lui non aveva."


"A volte si pensa che la mafia sia la violenza del pizzo, gli omicidi, le bombe. Ma don Pino lo sa che la vera violenza è l'assenza di una scuola media in un quartiere di quasi diecimila anime."


"Un girotondo di bambini con magliette sdrucite e scolorite, qualcuno in canottiera, qualcuno a torso nudo, sembra sospendere il tempo. Mentre il gioco riprende, don Pino ne scorge uno in disparte. Sta in piedi e li osserva con le braccia conserte.
- E tu non giochi? -
- No.-
- Non vuoi? -
- No.-
- Sei sicuro? -
- Sì - risponde, con gli occhi che tradiscono il contrario.
- E perché? -
Silenzio.
- Ma prima non stavi giocando? -
- Prima sì, poi sei arrivato tu. -
- Colpa mia è? -
- Mio padre non vuole. -
- Che cosa? -
Silenzio.
- Ma chi è tuo padre? -
- Troppe domande fai. -
- E tu digli a tuo padre di venirmi a trovare, così gli spiego che puoi giocare pure tu. Che non sono pericoloso. -
Il bambino si stacca dal muro scrostato e sporco. si avvicina al centrocampo.
- Come ti chiami? -
- Giovanni. Con chi gioco? -
- Con quelli che perdono. -
Giovanni corre a posizionarsi in campo e sorride, anche se è un po' confuso.
Non sa più a che padre obbedire.
Don Pino li guarda giocare. Per un attimo i loro cuori sembrano fatti di carne e non di asfalto. Le urla si infrangono fra i vicoli come le onde del mare sugli scogli nei giorni in cui il vento frusta la terra e le speranze degli uomini."



Romanzo capolavoro russo "condito" di fantasia, ironia, satira sociale e politica

MAESTRO E MARGHERITA
Bulgakov Michail
Biblioteca di Repubblica
(Pubblicato su licenza Einaudi Editore
2002)

"Veniva da me quotidianamente, di giorno, e ad aspettarla io cominciavo sin dal mattino. Questa attesa si manifestava col fatto che spostavo gli oggetti sul tavolo. Dieci minuti prima mi sedevo vicino alla finestra e mi mettevo in ascolto, aspettando che il vecchio cancello sbattesse. E' strano: prima che la incontrassi poca gente veniva nel nostro cortiletto, anzi, non veniva mai nessuno, mentre adesso mi sembrava che tutta la città vi si precipitasse. Sbatteva il cancello, batteva il mio cuore e, si figuri, dietro il finestrino, al livello del mio viso, appariva immancabilmente un paio di stivali sporchi. L'arrotino. Ma chi aveva bisogno di un arrotino nella nostra casa? Arrotare che cosa? Quali coltelli?"


"SONO SCHIACCIATO DA TRAM AI PATRIARSIE STOP FUNERALE VENERDI' ORE QUINDICI STOP VIENI- Firmato BERLIOZ.

Maksimillian Andreevic era considerato, e meritatamente, uno degli uomini più intelligenti di Kiev. Ma anche  l'uomo più intelligente non saprebbe che pesci pigliare di fronte a un simile telegramma. Se una persona telegrafa che è appena stata schiacciata, è chiaro che non è stata schiacciata a morte. Allora che c'entra il funerale? Oppure sta malissimo e prevede di morire? Non è impossibile, ma allora è oltremodo strana la precisione: come può sapere che il suo funerale avrà luogo venerdì alle tre pomeridiane? Un telegramma sbalorditivo!"