" I DISCORSI PIU' VERI SONO QUELLI CHE FACCIAMO PER CASO, TRA SCONOSCIUTI."

Cesare Pavese Dialoghi con Leucó

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MISTICA MAËVA E IL BALCONE DEI SEGRETI


Laura Walter
Rizzoli 2015 pag. 296                                                   












Mistica Maëva sta crescendo e l'estate che segna la fine delle scuole medie è anche quella del suo primo cuore infranto. Così, per sfuggire a tutto e tutti, Mistica Maëva parte per Verona, destinazione la casa di Giulietta, luogo del suo primo bacio. Ma  una volta lì, scopre che non è la sola a soffrire per amore e che la Storia è piena di innamorati infelici e di amori contrastati, a cominciare proprio dai celebri Giulietta e Romeo, che chiedono solo di essere liberati dal triste destino che da sempre li incatena. Tra enigmi da risolvere, minacciose presenze e personaggi storici e leggendari, riusciranno Maëva e gli amici di sempre a sconfiggere l'oscuro nemico e a far trionfare l'amore?


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MISTERI E STORIE INSOLITE DI PADOVA

Paola Tellaroli
Newton&Compton 2015 pag. 250











Padova è una città che non molti conoscono, ma che cela tesori amati e dati nei secoli da scrittori e poeti. L'autrice, con la curiosità e l'amore per questa città che la contraddistinguono, ci propone un tour tra i suoi misteri, miti, fantasmi e leggende. Ci sono aspetti segreti, nascosti e meno indagati nella storia di Padova? Certo! Non mancano castelli animati dalla presenza di fantasmi, trafugamenti di ossa di illustri personaggi, tombe misteriose. E poi c'è la Padova esoterica, quella piena di simboli e immagini che, se letti in modo appropriato, ci faranno scoprire elementi nuovi elementi nuovi presenti sulle statue, le chiese e gli edifici più importanti della città. Si tratta di segreti sotto gli occhi di tutti i passanti, che tra queste pagine troveranno però, finalmente la chiave di lettura per svelarli.







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PICCOLI MAESTRI

Luigi Meneghello                                     
Oscar Mondadori 1986 pag. 268 

(usato)










"Un giorno vedemmo una lunga fila di soldati che marciava in costa e puntava sul campo. Ci fu tra noi un breve sbigottimento, come quando guidando di notte si vede un ponte o un tunnel dove si sa che non c'è, e si pensa "dev'essere così che avvengono gli incidenti"; ma poi osservammo che non avevano armi neanche loro. Erano preceduti da un bambino di nove o dieci anni; noi li aspettavamo in ordine sparso, con le mani in tasca. Quando furono arrivati il bambino disse:"Sémo inglesi". A noi venne da ridere, e anche questi soldati si misero a ridere vedendo ridere noi; poi facemmo conoscenza. Erano dell'ottava armata, ex-prigionieri scappati all'armistizio, avevano vissuto nelle case dei contadini della zona; ne parlavano con schietta ammirazione.
Stabilito che volevano arruolarsi, io li feci radunare in cerchio e dissi: "Do you want  to be soldiers or cooks?" 
Sillabavo queste parole con molta serietà, e con l'orgoglio di mostrare quanto eravamo democratici e rispettosi della volontà individuale delle reclute..."

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DAL NO AL SI' SENZA URLA E MINACCE 
Consigli pratici per farsi ubbidire

Jerry Wyckoff Barbara C. Unell
Red!  2008 pag. 137












Molti genitori sembrano considerare cosa naturale che i propri figli obbediscano senza ribattere a ogni loro richiesta e in ogni circostanza. E quando manca questa risposta immediata, essi ricorrono ai rimproveri, ai ricatti affettivi, alle minacce di punizioni e ad altre forme coercitive.
Questo libro descrive gli errori che i genitori compiono e ne illustra le ricadute negative, indicando invece tutte le strategie positive incentrate sulla collaborazione, la fiducia e il rispetto reciproci. In particolare, indica le principali domande da porsi prima di reagire al "no" del proprio figlio.

  • Come mi sentirei se fossi al suo posto?
  • Che cosa è realmente capace di fare mio figlio? No sto forse pretendendo troppo da lui?
  • Ho insegnato a mio figlio a fare ciò che gli sto chiedendo?
  • Metto in pratica io per primo ciò che pretendo da lui?
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MANUALE DEL GUERRIERO DELLA LUCE


Paulo Coelho

Bompiani  2012 pag. 156

(usato)










"Per il guerriero della luce non esiste niente di astratto. 
Tutto è concreto, e tutto lo riguarda. Egli non se ne sta seduto al riparo della sua tenda, osservando ciò che accade nel mondo; accetta la sfida come un'occasione che gli si presenta per trasformare se stesso. Alcuni suoi compagni passano la vita criticando la mancanza di scelte, o commentando le decisioni altrui. Il guerriero, però, trasforma il proprio pensiero in azione. 
A volte fallisce l'obiettivo, e paga, senza lagnarsi, il prezzo dell'errore. Altre volte si allontana dal cammino, e perde molto tempo per ritrovare la meta originaria.
Ma un guerriero non si distrae."


"Il guerriero della luce, senza volerlo, fa un passo falso e sprofonda nell'abisso.
I fantasmi lo spaventano, la solitudine lo tormenta. Siccome ha ricercato il Buon Combattimento, non pensava che gli sarebbe mai potuto accadere; invece è accaduto. Avvolto dall'oscurità, si mette in comunicazione con il suo maestro.
"Maestro sono caduto nell'abisso," dice. "Le acque sono profonde e scure."
"Ricordati di una cosa," risponde il maestro. "Ciò che fa annegare non è l'immersione, ma il fatto di rimanere sott'acqua."
E il guerriero si adopera con tutte le forze per uscire dalla situazione in cui si trova."
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TUTTA COLPA DI UN LIBRO

Shelly King 

Garzanti  2015 pag. 244












"I libri di Star Wars erano popolarissimi tra la clientela della Dragonfly, quindi sarebbe venuto da pensare che Jason li mettesse davanti, in bella vista. Invece li aveva ficcati nella fila inferiore dell'angolo più remoto della sezione, lontano dallo sguardo casuale di un cliente che voleva solo curiosare. Se qualcuno gli chiedeva dove fossero, Jason si avviava lentamente verso gli scaffali mentre rivolgeva domande tipo: "Cosa significa la sigla TIE in "caccia stellare TIE"?" Oppure: "Qual era lo scopo della Città delle nuvole?". Chi rispondeva  correttamente veniva accompagnato subito da Jason al suo tesoro e otteneva uno sconto. Chi rispondeva in modo sbagliato era sommariamente inviato nella giusta direzione e quando si perdeva le sue grida di aiuto venivano ignorate. E poi c'era Grendel, il cui posto preferito per sonnecchiare era da qualche parte in quella zona, quindi i malcapitati dovevano guardarsi anche dal rischio di perdere un arto. Ma io avevo un vantaggio mentre mi dirigevo verso i libri di Star Wars. Sapevo esattamente dove si trovava Grendel, addormentato in un cantuccio che Jason aveva ricavato per lui nella quarta fila, circa ad altezza spalle, appena sotto la serie di Conan il barbaro. Con la coda dell'occhio - non era mai una buona idea incrociare lo sguardo diretto di Grendel a meno che si avesse a portata di manu una sacca del proprio sangue - lo vidi raggomitolato e all'erta. Indossavo un paio di guanti da sci e, appena lui fece per darmi una zampata, lo afferrai. Ci fu un gran miagolare mentre correvo verso il retro del negozio e lo lanciavo fuori dalla porta di servizio, vicino ai bidoni della spazzatura."
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LA VITA PRODIGIOSA DI ISIDORO SIFFLOTIN

Enrico Ianniello
Feltrinelli 2015 pag. 272










Sulla caviglia dello stivale Italia, là dove sta l'osso pezzillo, nasce il nostro eroe, Isidoro Sifflotin. Nella casetta di Mattinella, che sta su da trecento anni e "non crollerà mai", il prodigioso guagliunciello Isidoro affina una dote miracolosa, ricevuta non si sa come da Quirino - il padre strabico, poetico e comunista - e da Stella, la mamma pastaia. Qual è questa dote? La più semplice: Isidoro sa fischiare, e fischia in modo prodigioso. Con il suo inseparabile merlo indiano Alì dagli sbaffi gialli, e l'aiuto di una combriccola stralunata, crea una lingua nuova, con tanto di Fischiabolario, e un messaggio rivoluzionario comincia magicamente a diffondersi. Proprio quando il progetto di un'umanità felice e libera dal bisogno sta per prendere forma, succede qualcosa che mette sottosopra l'esistenza di Isidoro. "Tutto quello che cresce si separa": con addosso questo insegnamento di mamma Stella, Isidoro, ormai ragazzo, scopre Napoli e si imbatte, senza neanche rendersene davvero conto, in un altro linguaggio prodigioso e muto: quello dell'amore.
"Chi non ha sofferto, canticchia. Chi  ha sofferto, canta!"


VINCITORE   PREMIO CAMPIELLO OPERA PRIMA 2015

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LA MAPPA


Vittorio Giacopini
Il Saggiatore 2015 pag. 336








Monti, laghi, colline, forre, fortilizi e contrafforti, borghi, strade, slarghi; vedere tutto, come se si fosse per aria, e tutto rappresentare in una mappa, con dettagli minuti, badando a distanze, rilievi, proporzioni: squadrare il mondo, illuminarlo, dargli ordine. E' questo l'obiettivo di Serge Victor, ingegnere-cartografo al seguito di Napoleone durante la Campagna d'Italia. Figlio esemplare dei Lumi, nemico di fole balzane e superstizioni, adepto dell'"Encyclopédie" di Diderot e d'Alambert -alle cui parole si aggrappa con una devozione non lontana dal fideismo che la Rivoluzione si era incaricata di smantellare -, Serge Victor riceve l'ordine dal Generale in persona di riprodurre i corsi e i ricorsi della Campagna, di fermare su carte e nel tempo i nuovi confini d'Italia, che il demiurgo Napoleone, N., l'Imperatore, va ridisegnando e riplasmando, sempre più a suo piacimento. Così, mentre il còrso conquista la penisola e, non pago, invade l'Egitto, Serge lavora alla sua magnum opus, in compagnia di uno scalcinato poeta tutto sdegno e fervore e dell'ammaliatrice Zoraide, la sua Maga, che della ragione rappresenta il doppio, il sonno, e prefigura l'assedio portato ai Lumi dalle sotterranee pulsione che, nella Storia come nell'animo dell'uomo, non conoscono sapore.


FINALISTA  PREMIO CAMPIELLO 2015

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SENTI LE RANE

Paolo Colagrande

Nottetempo 2015 pag, 336












Al tavolino di un bar, Gerasim racconta a Sogliani la storia di un terzo amico seduto poco più in là, ed è una storia molta avventurosa. Ebreo convertito al cattolicesimo per chiamata divina, Zuckermann prende i voti e diventa "il prete bello" di Zobolo Santaurelio Riviera, località balneare di "fascia bassa": agli occhi dei fedeli passa per un santo, illuminato, alacre e innocente. Ma un pomeriggio di fine estate, mentre intorno al suo nome diventano sempre più insistenti le voci di miracoli, a Zuckermann si offre la visione della Romana, la figlia diciassettenne di due devoti parrocchiani. Da lì in poi, fra pallidi tentativi di espiazione, passioni e gelosie, cui fanno da contrappunto le vaneggianti digressioni di Gerasim e Sogliani, dall'Uomo vitruviano agli etologi fiamminghi, dagli asceti di Costantinopoli all'Ikea, da Rossella O'Hara all'olio di nespolo babilonese, lentamente si consuma una tragedia sentimentale che travolge l'intera comunità...


FINALISTA  PREMIO CAMPIELLO 2015
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CADE LA TERRA

Carmen Pellegrino

Giunti 2015 pag, 224










Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l'oblio, e che non vede l'ora di scomparire. Il paesaggio d'intorno frana, ma soprattutto, franano le anime dei fantasmi corporali che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento, realizzando la più difficile delle utopie: far coincidere la follia con la morale.
Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impastate con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di un paese di "nati morti" che si tormenta  nella sua più greve contraddizione: voler essere strappato alla terra pur essendone il frutto. 
Cade la terra è un romanzo che acceca con la sua limpida luce gli occhi assonnati dei morti: sembra la luce del tribunale della storia, ma è soltanto il pietoso tentativo di curare le ferite di un mondo di "vinti", anime solitarie a cui non si riesce dire addio perché la letteratura, per Carmen Pellegrino, coincide con la loro stessa lingua nutrita di "cibi grossolani". Seppellirli per sempre significherebbe rimanere muti.
Ma c'e' orgoglio e dignità in queste voci, soprattutto femminili. Tornano in mente  le migliori pagine di Mario La Cava, Corrado Alvaro e Silvio D'Arzo: prose appenniniche petrose ed evocative, come di pianto ricacciato in gola, la presa d'atto dell'impossibilità d'ogni epica.
Cade la terra è tassello romanzesco importante della grande letteratura meridionale novecentesca. Che venga pubblicato ora, in altro secolo, è solo la dimostrazione che gli orologi non sempre indicano l'ora esatta. 
(Andrea Di Consoli)


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IL TEMPO MIGLIORE DELLA NOSTRA VITA

Antonio Scurati

Bompiani 2015 pag. 267











Leone Ginzburg rifiuta di giurare fedeltà al fascismo l'8 gennaio 1934. Pronunciando apertamente il suo "no", imbocca la strada difficile che lo condurrà a diventare un eroe della Resistenza. Un combattente mite, integerrimo e irriducibile che non imbraccerà mai le armi. Mentre l'Europa è travolta dalla marcia trionfale dei fascismi, questo giovane intellettuale formidabile prende posizione contro il mondo servile che lo circonda e la follia del secolo. Fonderà la casa editrice Einaudi, organizzerà la dissidenza e creerà la sua amata famiglia a dispetto di ogni persecuzione. Questa è la sua storia vera dal giorno della sua cacciata dall'università fino a quello in cui è ucciso in carcere. Nel racconto rigoroso e appassionato con il quale Scurati le rievoca, accanto a quella di Leone e Natalia Ginzburg, scorrono però anche le vite di Antonio e Peppino, Ida e Angela, i nonni dell'autore, persone comuni nate negli stessi anni e vissute sotto la dittatura e le bombe della Seconda guerre mondiale. Dai sobborghi rurali di Milano convertiti all'industria ai vicoli miserabili del "corpo di Napoli", di fronte ai fucili spianati, le esistenze umili di operai e contadini, artisti mancati e madri coraggiose entrano in risonanza con le vite degli uomini illustri. Accostando i singoli ai grandi eventi, attraverso documenti, fotografie e lettere, ricordi famigliari e memoria collettiva, Antonio Scurati resuscita il nostro passato; è un racconto avvincente e insieme commovente in cui si stagliano figure esemplari con il loro lascito inestimabile e quelle di persone comuni, fino a scoprirne la profonda comunanza: le nascite e le morti, i libri e i figli, le case abitate o evacuate, la vita privata che per tutti si attiene a una medesima trama elementare, in cui risuonano fatti memorabili e trascurabili e in cui la "grande storia" incontra le storie di noi tutti.

FINALISTA  PREMIO CAMPIELLO 2015

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L'ULTIMO ARRIVATO

Marco Balzano

Sellerio 2014 pag. 205








"Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne pronti all'esperienza e alla vita, ma anche bambini a volte più piccoli di dieci anni che mai si erano allontanati da casa. Il fenomeno dell'emigrazione infantile coinvolge migliaia di ragazzini che dicevano addio ai genitori, ai fratelli, e si trasferivano spesso per sempre nelle lontane metropoli. Questo romanzo è la storia di uno di loro, di un piccolo emigrante, Ninetto detto pelleossa, che abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Come racconta lui stesso, "non è che un picciriddu piglia e parte in quattro e quattr'otto. Prima mi hanno fatto venire a schifo tutte cose, ho collezionato litigate, digiuni, giornate di nervi impizzati, e solo dopo me ne sono andato via. Era la fine del '59, avevo nove anni e uno a quell'età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi". Ninetto parte e fugge, lascia dietro di se' una madre ridotta al silenzio e un padre che preferisce saperlo lontano ma con almeno un cenno di futuro. Quando arriva a destinazione, davanti agli occhi di un bambino che non capisce più se è "picciriddu" o adulto si spalanca il nuovo mondo, la scoperta della vita e di se'. Ad aiutarlo c'e' poco o nulla, forse solo la memoria di lezioni scolastiche di qualche anno di Elementari. Ninetto si getta in quella città sconosciuta con foga, cammina senza fermarsi, cerca, chiede, ottiene un lavoro. E tutto gli accade come per la prima volta...

VINCITORE PREMIO CAMPIELLO 2015

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LO HOBBIT


J.R.R. Tolkien

Bompiani 2013 pag. 410

(usato)







"Camminavano in fila indiana. L'avvio del sentiero era una specie di arcata che portava a una tetra galleria fatta da due grandi alberi che convergevano, ormai troppo vecchi e strangolati dall'edera e ricoperti di licheni per poter reggere più di poche foglie annerite. Il sentiero era stretto e serpeggiava in mezzo ai tronchi. Ben presto la luce all'ingresso fu come un piccolo foro luminoso molto lontano, e il silenzio era così profondo che i loro passi sembravano risuonare sordi sul terreno e tutti gli alberi piegarsi sopra di loro per ascoltare.
Quando gli occhi si furono abituati alla penombra, riuscirono a vedere per un certo tratto ai due lati del sentiero attraverso una sorta di chiarore verde scuro. Di tanto in tanto un esile raggio di sole che aveva la fortuna di infiltrarsi dove le foglie erano più rade lassù in alto, e la fortuna ancor più grande di non venire imprigionato dai grossi rami aggrovigliati e dai ramoscelli avviluppati più in basso, trafiggeva l'oscurità spiovendo esile e vivido. Ma questo accadeva di rado e presto cessò del tutto..."
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ANIME DI VETRO


Maurizio De Giovanni

Einaudi 2015 pag. 394






"Il maggiore Manfred Kaspar von Brauchitsch alzò gli occhi verso il cielo e inalò una profonda boccata d'aria. Gli occhi e il naso, coinvolti nell'operazione, gli diedero risposte inattese. Gli uni non videro le stelle, nonostante fosse sera, per l'illuminazione ravvicinata dei lampioni ai lati della stretta via; l'altro restituì, invece della dolce aria profumata caratteristica del momento di passaggio tra l'estate e l'autunno, un aroma misto di aglio, cipolla e verdure cotte che proveniva da una piccola trattoria all'angolo della strada. Del resto le orecchie, se fossero state interrogate, gli avrebbero confermato che si trovava vicino a un posto dove si poteva mangiare qualcosa rimandandogli il frastuono di musica e canto stonato degli ubriachi che stazionavano fuori dal localino, fumando e ridendo.
Il maggiore, divertito, scosse il capo, pensando per la centesima volta in due giorni a quanto quella strana, disordinata, allegra città fosse diversa dalla sua Prien. Eppure si trattava di due sud, rifletté. La Baviera e l'Italia meridionale, che però differivano tra loro proprio come la Germania e quella nazione forte e piena di speranza in cui si trovava adesso."
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LA SPOSA


Mauro Covacich

Bompiani 2014 pag. 185






"Avanzo a quattordici all'ora nel primo buio del pomeriggio. Tre passi al secondo, duecentoquaranta metri al minuto, quattordici chilometri all'ora. E' la mia velocita' di crociera e in questo punto senza marciapiedi sento nitido il metronomo delle scarpe sul ghiaino. Esco a correre ogni sera e ogni sera la corsa entra in me. Lava tutto quello che la giornata ha imbrattato. Scorre dentro e lucida le pietre dei pensieri piu' grossi. E' un fiume che bevo per intero, con l'umidita', il fumo delle macchine, la puzza dei concimi. Prima di guadagnare l'aperto della campagna devo fronteggiare ancora qualche minuto di traffico. Fronteggiare e' proprio la parola che cercavo, perche' corro in senso contrario alla direzione di marcia, andando incontro agli anabbaglianti, offrendo la faccia e le righe catarifrangenti della pettorina al mondo che rientra. Sul mio stesso lato si avvicina una sagoma complessa. Individuo in controluce un cane al guinzaglio, una donna non giovane, mi pare, e qualcosa come una bacchetta o un frustino. La sagoma cammina in modo scomposto, sembra una macchia di Rorschach in movimento nell'alone lattiginoso dei fari, ma e' chiaramente una signora a passeggio col cane. E' strano solo quel frustino, un tocco agreste, mandriano, in mezzo all'urbanissimo caos di viale Grigoletti. Per frustare chi, cosa? La donna e' vecchia, adesso lo vedo bene, e impugna forse l'unico reperto fossile di tutto cio' che e' stata. Solo il gesto e' rimasto, dell'era delle vacche. Non le vacche, non la casa con la stalla. Anche il cane, smilzo, anfetaminico, non e' certo un cane pastore. Quei due sono scesi da un appartamento qui intorno. Siamo tre cose fuori posto su questo bordo strada. Senza contare la bacchetta..."


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TEMPI GLACIALI


Fred Vargas

Einaudi 2015 pag. 442






"Primissimi giorni di aprile. A Parigi il clima diventava piu' mite, pero' sotto l'aria restava fredda. Il sotto dell'aria. Ma se c'era davvero un sotto dell'aria, come si chiamava l'altra parte? Il sopra dell'aria? Marie-France aggrotto' le sopracciglia, irritata da quei piccoli interrogativi che le passavano per la testa come moscerini sfaccendati. Proprio quando aveva appena salvato una vita. O invece si diceva la superficie dell'aria? Si sistemo' il cappotto rosso e ficco' le mani in tasca. A destra le chiavi, il portamonete, ma a sinistra una busta spessa che non ci aveva infilato lei. La tasca sinistra era riservata alla tessera dei mezzi pubblici e ai quarantotto centesimi per il pane. Si fermo' sotto un albero a riflettere. Con in mano la lettera di quella povera donna che era caduta. "Pensaci su sette volte prima di agire" era la solfa di suo padre, che peraltro non aveva mai agito in vita sua. Probabile che non riuscisse a pensarci su piu' di quattro volte. La calligrafia sulla busta era tremolante, e il nome sul retro, Alice Gauthier, spiccava a grandi caratteri  incerti. Era proprio la sua lettera. Marie-France aveva rimesso tutto dentro la borsa, e nella fretta di raccattare i documenti, portafoglio, medicine e fazzoletti prima che li afferrasse il vento, aveva intascato la lettera. La busta era caduta dalla parte opposta rispetto alla borsetta, evidentemente la donna la teneva nella mano sinistra. Ecco cosa stava andando a fare tutta sola, penso' Marie-France: a imbucare una lettera..."
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UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA


Tiziano Terzani

Longanesi 2004 pag. 578

(usato)




"Ogni stagione ha i suoi frutti, e la mia stagione giornalistica aveva fatto i suoi. Mi succedeva ormai di ritrovarmi sempre piu' spesso in situazioni simili a quelle in cui ero gia' stato, ad affrontare problemi che gia' conoscevo. Il peggio era che scrivevo sentendo l'eco di storie e di parole gia' scritte vent'anni prima. E poi: i fatti, dietro ai quali un tempo correvo con la passione di un segugio, non mi interessavano piu' allo stesso modo. Col passare degli anni avevo incominciato a capire che i fatti non sono mai tutta la verita' e che al di la' dei fatti c'e' ancora qualcosa - come un altro livello di realta' - che sentivo di non afferrare e che comunque sapevo non interessare il giornalismo, specie per come viene ormai praticato. Avessi continuato in  quel mestiere, al massimo avrei potuto tentare di essere come ero gia' stato. Il cancro mi offriva una buona occasione: quella di non ripetermi. Non era la sola. Lentamente mi accorsi che il cancro era diventato una sorta di scudo dietro il quale mi proteggevo, una difesa contro tutto quel che prima mi aggrediva, una sorta di baluardo contro la banalita' del quotidiano, gli impegni sociali, contro il fare conversazione. Col cancro mi ero conquistato il diritto di non sentirmi piu' in dovere di nulla, di non avere piu' sensi di colpa. Finalmente ero libero. Totalmente libero. Parra' strano, e a volte pareva stranissimo anche a me, ma ero felice.
"Possibile che bisogna proprio avere il cancro per godere della vita?" mi scrisse un vecchio amico inglese..."
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LA PELLE DELL'ORSO


Matteo Righetto

Guanda 2013 pag. 153






"I primi raggi di sole iniziarono a filtrare obliqui attraverso i rami degli abeti e si appoggiano tiepidi sul viso del ragazzo. Dalla terra scura e dal muschio verde ai lati del sentiero  iniziarono a sollevarsi veli bianchi di umidità. Il sottobosco colpito dal sole cominciò a respirare e risvegliarsi, stiracchiando gli arbusti e le radici dei rovi. Fringuelli e ciuffolotti, cince e usignoli cantano più forte, rincorrendosi  con voci e richiami sempre più chiari e vividi.
La fragranza del pino mugo che si diffondeva nell'aria fece tornare in mente a Domenico il profumo della pelle chiara di sua mamma, quando da piccolo lo sollevava  e lo stringeva al petto. Il sentiero saliva nel bosco e lui, tenendo lo sguardo a terra fisso sulle punte degli scarponi  che alternavano il passo affaticato, pensava a lei in continuazione. 
La rivedeva mentre rammendava i suoi vestiti sdruciti dopo un ruzzolone o mentre falciava il prato con la pelle arrossata dall'estate e i capelli legati dietro la nuca. Gli mancavano il suo sorriso, le sue dita, le sue guance calde. E ogni mattina, dopo ogni risveglio, gli mancava il latte scaldato da lei. Perché quando era lei a versarlo nella scodella, il calore di quel latte era diverso da tutti gli altri. Era un altro caldo. E nessun latte in nessuna scodella era stato uguale a quello, dopo che lei se n'era andata."
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INSCIALLAH
Oriana Fallaci

Superpocket 1997 pag. 795

(usato)






"Apparteniamo a un'epoca in cui cinema e Tv si sostituiscono alla parola scritta, al racconto scritto, e nel dialogo con il mondo i registi anzi gli attori si sostituiscono agli scrittori. Nessuno infatti, neanch'io, resiste al narcotico richiamo dello schermo, al perpetuo svago offertoci da un sistema di comuicazione che trasforma in pubblico trastullo anche la sacra intimita' del sesso e la inviolabile solennita' della morte. Soggiogati, ipnotizzati dalla moderna Medusa, passiamo ore a guardar le sue immagini e ascoltare i suoi suoni. Di conseguenza leggiamo assai meno, e molti non leggono piu'. Ritengono che si possa vivere senza leggere cioe' senza la parola scritta, il racconto scritto, gli scrittori. Invece no. No, e non tanto perche' lo stesso cinema e la stessa Tv non prescindono dalla parola scritta, dal racconto scritto, dagli scrittori, quanto perche' lo schermo non permette e non permettera' mai di pensare come si pensa leggendo: le sue immagini e i suoi rumori distraggono troppo, impediscono di concentrarsi. Oppure suggeriscono riflessioni troppo superficiali e passeggere. Inoltre si preoccupa troppo di stupire e divertire, lo schermo, diverte e stupisce con mezzi troppo rudimentali e giocattoleschi: se ne frega delle tue meningi."
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2001 ODISSEA NELLO SPAZIO
Arthur C. Clarke e Stanley Kubrick

Euroclub 1977 pag. 252

(usato)







"Un attimo dopo, tutti gli altri rumori furono sommersi da un rombo mugghiante, simile alla voce di un tornado che si avvicina. Bowman senti' i primi fremiti di vento investirgli il corpo; un secondo dopo, gli riusci' difficile restare in piedi.
L'atmosfera si stava avventando fuori dell'astronave, e prorompeva a zampillo nel vuoto dello spazio. Qualcosa doveva essere accaduto ai congegni di sicurezza, a prova di errori maldestri, della camera di equilibrio; in teoria era impossibile che entrambi i portelli si aprissero contemporaneamente. Ebbene, l'impossibile era accaduto.
Ma come, in nome di Dio? Mancava il tempo di risolvere l'interrogativo durante i dieci o quindici secondi di consapevolezza che gli rimanevano prima della riduzione a zero della pressione. Ma a un tratto Bowman ricordo' qualcosa che uno dei progettisti dell'astronave gli aveva detto una volta, parlando dei dispositivi di sicurezza.
"Possiamo progettare un dispositivo sicuro contro gli incendi e la stupidita'; ma non possiamo progettarne uno che sia sicuro contro la malizia deliberata..."